Batterie EV, il riciclo spinge l’Europa

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L’Europa fatica a tenere il passo di Cina e Stati Uniti nella mobilità elettrica. Il ritardo tecnologico e produttivo si somma alla dipendenza dalle materie prime critiche, come litio, nichel e cobalto, il cui approvvigionamento è controllato in larga parte da paesi extraeuropei. Il riciclo delle batterie rappresenta una soluzione strategica per colmare il gap, rafforzare la supply chain e sviluppare un’industria sostenibile e autonoma.

Recupero di materie prime: un’alternativa concreta

Secondo un’analisi di Transport & Environment, entro il 2030 sarà possibile recuperare materiali sufficienti per produrre 2,4 milioni di auto elettriche, un numero destinato a salire a 15 milioni entro il 2040. Si stima che il riciclo possa coprire in cinque anni il 14% della domanda globale di litio, il 16% di nichel, il 17% di manganese e il 25% di cobalto, riducendo drasticamente la dipendenza dalle importazioni e il fabbisogno di nuove miniere.

Il vantaggio non è solo economico ma anche ambientale: il recupero delle batterie riduce la necessità di estrazione, lavorazione e trasporto delle materie prime, con un taglio delle emissioni di CO₂ stimato attorno al 20%. Il problema, però, è che al momento il potenziale del riciclo è sfruttato solo per un decimo delle sue possibilità.

Un settore ancora poco sviluppato

L’Europa ha avviato una trentina di progetti legati al riciclo delle batterie, ma lo sviluppo del settore incontra ostacoli importanti. Il costo elevato dell’energia, la carenza di competenze specifiche e il limitato supporto economico frenano la crescita dell’industria del recupero. Per competere a livello globale, l’UE deve puntare su un’organizzazione più efficiente, creando una rete commerciale integrata e investendo nella formazione di nuove figure professionali.

Il caso Librec: la Svizzera guida il cambiamento

Un esempio virtuoso arriva dalla Svizzera con Librec, un’azienda che ha sviluppato un impianto a Biberist per il recupero di materiali preziosi dalle batterie esauste. L’impianto raccoglie batterie danneggiate o difettose e, attraverso un innovativo sistema di scarica, ne utilizza l’energia residua per alimentare le proprie operazioni. Dopo il disassemblaggio e il trattamento dei componenti, vengono recuperati metalli critici come litio, nichel, cobalto e manganese, evitando sprechi e riducendo l’impatto ambientale.

L’obiettivo iniziale è trattare 12.000 tonnellate di batterie all’anno, ma entro il 2026 la capacità salirà a 200.000 tonnellate grazie all’espansione del progetto in Polonia, Germania, Italia e Spagna.

Mercedes-Benz investe nel riciclo

Anche il settore privato ha iniziato a muoversi. Mercedes-Benz ha inaugurato a Kuppenheim, in Germania, uno stabilimento dedicato al riciclo delle batterie con una capacità di 2.500 tonnellate annue. L’impianto utilizza una tecnologia avanzata sviluppata con Primobius, una joint venture tra SMS Group e l’australiana Neometals, e permette di recuperare fino al 96% dei materiali contenuti nelle batterie esauste.

Il progetto non solo riduce i costi di smaltimento, ma permette di riutilizzare materiali critici per produrre nuove batterie, abbattendo la dipendenza dalle importazioni. Il piano prevede che in futuro l’impianto possa rifornire anche aziende terze, contribuendo alla creazione di un ecosistema europeo del riciclo.

Un futuro più sostenibile e indipendente

Il riciclo delle batterie rappresenta un’opportunità chiave per l’Europa, non solo per rendere più sostenibile la mobilità elettrica, ma anche per costruire un’industria più resiliente e autonoma. Se supportata da politiche adeguate, la transizione verso un’economia circolare delle batterie può rafforzare il settore automotive europeo, ridurre l’impatto ambientale e garantire una fornitura sicura di materiali critici nel lungo periodo.

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